Attenzione il sito è scaduto. Come rinnovare
X
avviso
top
logo

Login



Visitatori

 31 visitatori online

Utenti online

Nessun Utente Collegato

Contatti Proloco

Pro Loco "Aquae Electae"

P.zza San Nicola

83050 - Quaglietta (AV)



Tel: 393339731791 (Dott. Rocco Avena - Presidente)

Mail: info@prolocoquaglietta.it

Home Ultime News Dialetto, Linguaggio e ....
Dialetto, Linguaggio e .... PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 02 Aprile 2009 07:04

Alle radici del nostro dialetto

Incastonata tra l’Irpinia, la Lucania, i monti Picentini e gli Alburni, la Terra del Sele, crocevia naturale tra il Tirreno e l’Adriatico è una conca generosa di profumi e di Storia, di acque e di terme, di fragranze e di oli pregiati. Conquistata e abitata da etruschi, sanniti, irpini, greci, romani, longobardi, reca i segni indelebili del passaggio di questi popoli nelle sue pietre antiche, nel suo dialetto e negli usi.

La parlata della Terra del Sele è figlia di queste lingue antiche, infatti molti dei termini ancora oggi in uso nei nostri paesi sono la viva espressione della presenza di quei popoli. Citeremo solo alcuni dei termini ancora in uso o desueti da pochi decenni, come la parola tata (tatam = papà), tuosseco (toxicum = veleno), cajola (caveola = gabbia), caso (caseum = formaggio). Un’altra testimonianza del legame inscindibile tra il dialetto del Sele, degli Alburni e del Cilento alla lingua madre, è la presenza nella fonologia dell’articolo neutro r’, usato per indicare come nel caso del grano, pietre, pane (r’ grano, r’ prete, r’ pane) Tuttavia il nostro gergo non è esclusivamente legato al latino, ma anche alle altre lingue dei nostri antenati sanniti, greci, longobardi, spagnoli…

Solo alcuni esempi: l’uovo che ha il guscio tenero si dice avolo (dal greco apalos = tenero), sterpa si dice di una online casino bestia sterile (sempre dal greco sterifos = sterile), e ancora trappeto (da trapeton) cioè il frantoio. Rivive nelle forme e nelle parole antiche dialettali anche il longobardo.

Paccaro deriva da pakka che vuol dire schiaffo, nocca deriva da knokka che nella lingua longobarda significava fiocco, sparanijan significava sparagnà cioè risparmiare. L’elencazione potrebbe essere lunghissima, anche gli spagnoli hanno avuto una lunga dominazione nel sud della nostra penisola e, quindi, anche l’eredità linguistica si fa sentire forte nel nostro dialetto. Palomo è divenuto palummo, il colombo; arronzar = arrunzà cioè arrabattare; ataùd = tavuto cioè la bara. E ancora engarrar sta per ngarrà; chapa per ciappetta, pelea = peleja cioè pretesto.

Le parole sono testimonianze vive di una cultura millenaria, un caleidoscopio di popoli e culture, di tradizioni intrecciatesi nei secoli: un melting pot si direbbe oggi. La presenza di tante popolazioni sul suolo della nostra penisola, non è un fatto peculiare del nostro tempo, e proprio grazie alle invasioni che abbiamo avuto i più grandi movimenti di cultura, di pensiero e di arte. La porosità delle frontiere non un segno negativo e non lo sarà mai, anzi è motivo di contatto con le popolazioni che, portando le loro culture, le loro lingue e, soprattutto la loro forza, fanno forte la società che li ospita. Forse tra mille anni qualcuno si preoccuperà di spiegare le parlate e le loro provenienze, magari dall’arabo, dal turco, e dalle lingue slave. Sarà sempre affascinante scoprire com’è profondamente radicato nel tempo il vernacolo, e com’è legato alla storia della terra e dei popoli. In ogni caso è sempre bello riappropriarsi di quelle che sono le radici, sperando che le future generazioni non dimentichino mai le loro, così come si vuole nell’era della omologazione in cui, come dice Pasolini, si è andati a scuola per dimenticare il proprio dialetto e per non imparare nessuna lingua.

Mino De Vita

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Marzo 2015 20:00
 

bottom
top

Ultime notizie

I più letti


bottom

Powered by Fr@nk | Sito realizzato con Joomla! | Copyright © 2008-2009 (All rights reserved) Proloco Aquae Electae

canakkale canakkale canakkale truva search