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Il monumento più bello di Quaglietta: Il Castello PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 28 Dicembre 2008 18:51

Già nota al tempo della romanità, Quaglietta deriverebbe il suo nome da Aqua Electa. Più che dai normanni il castello fu forse costruito dai longobardi del Principato di Salerno, che furono anche i costruttori di molti dei castelli dei paesi dell'Alta Valle del Sele, nonché fondatori di alcuni villaggi in quella zona.

Il castello superò le devastazioni del tempo e delle guerre, superò indenne le intemperie e il loro logorio. Questo stupendo fortilizio, almeno quando era nello stato della sua piena efficienza, presentava certamente tutte le caratteristiche e i requisiti che avevano i castelli medioevali della Campania: cioè saldezza, sicurezza, inaccessibilità. Un castello era prima di tutto una fortezza militare, una postazione, una trincea invalicabile, e poi un'abitazione gentilizia. Un monumento così costruito era certamente maestoso, bello, imponente. Tutti quelli che, prima di quel fatale 23 novembre 1980, hanno percorso la strada statale N 91, che attraversa il centro abitato di Quaglietta, non hanno potuto non volgere lo sguardo a quella massiccia fortezza, a quel rilievo, a quel "…ronchione – scrive Grisi – dai fianchi frastagliati, che regge superbo i casenti muri di un maniero medioevale", e avranno notato come realmente quel fortilizio possedesse realizzate le caratteristiche richieste dell'architettura dei luoghi fortificati. Quel castello fu sempre tenuto in assetto di guerra e raggiunse il suo stato di piena efficienza lungo tutto il periodo del feudalesimo, consolidandosi di secolo in secolo, poiché disse il Gleijeses: "I Normanni, gli Angioini, e in seguito gli Aragonesi e gli Spagnoli perfezionarono l'architettura fortificata".

 

Castello

 

Questo fu lo sviluppo architettonico di tutti i castelli della Campania e non della Campania soltanto. Prima del terremoto rovinoso del 1980, il castello di Quaglietta, che domina il sottostante centro abitato del paese, offriva alla vista ammirata dei visitatori l’immagine bellissima della torre centrale, quadrata, slanciata, della quale si è scritto: " la torre più alta, dove di solito sventolava il vessillo della nobile casa del feudatario, veniva chiamato "mastio"; di li partivano gli ordini del signore ed ogni comunicazione atta ad informare gli occupanti del giungere di estranei nei pressi del maniero". Dopo l'abbandono da parte dei suoi abitatori, cominciarono a crollare i torrioni laterali, gli anti-murali necessari alla difesa della fortezza, punte avanzate che tenevano lontano i nemici che avessero avuto l'ardire di avvicinarsi fin lassù. Sullo stato in cui si trovava il castello prima del terremoto del 1980, lascio la parola ai bravi alunni del corso B della scuola media "San Domenico Savio" di Calabritto, che visitarono il castello il 29 novembre 1979 e lo descrissero così: "…Dopo una breve scalinata, ricavato pure essa dalla viva roccia, si apre l'ingresso formato da un maestoso portale in blocchi di pietra elegantemente scanalata. Da esso si dipartono le poderose mura perimetrali che dovevano tutelare gli abitanti del castello dai nemici… Salendo una prima rampa di scale, incontriamo costruzioni diroccate, adibita, in qualche caso, a pollaio. Queste dovevano essere le case dove gravitava la vita del popolo. Ben più confortevole, invece, doveva essere l'esistenza di chi occupava i vasti locali del castello, cui si accede mediante una seconda rampa di gradini, sovrastata da un'ampia porta, alla cui base si vede in bassorilievo la testa di un leone, guardia muta di una presenza scomparsa… Entrando nel castello vero e proprio, distinguiamo un piano inferiore, forse destinato a depositi e stalle, che si affacciano su di un cortile fornito di una fontana a pietra scolpita. Nel piano superiore costituito da diversi locali, rimangono tracce di un forno e di camini; ci sono anche una cisterna per la raccolta di acqua piovana e una cappella. In questa cappella, ormai irreparabilmente distrutta, E' rimasta solo qualche traccia degli affreschi murali e nulla di quanto il Santorelli descrive così: "Un'antica chiesetta è annessa al castello, ed ivi, su marmorea urna è stesa la statua del barone in divisa che rammenta i Crociati. In fronte all’urna in bassorilievo sta l'effige della consorte, ed è notabile il pietoso sembiante, di che anche il marmo l’adombra."

In cima al castello si innalza la bella torre quadrata che, adeguatamente illuminata, attira lo sguardo di chi percorre la SS. 91 della valle del Sele prima di giungere nell'abitato di Quaglietta. Il castello di Quaglietta, per tutto il periodo del feudalesimo e per alcuni decenni dopo la caduta di questo, non fu mai abbandonato dai suoi abitatori, che ne cercarono la manutenzione. Della travagliata storia di Quaglietta, delle sue vicende ora tristi ora liete, delle sue lotte e delle sue guerre le testimonianze si sono andate disperdendo attraverso i secoli: qui, come altrove in quasi tutti i piccoli centri del Sud, la gente, sempre assillata da bisogni, non ha avuto tempo di pensare a salvare le testimonianze storiche del passato dal momento che il presente era sempre il momento più grave e preoccupante. In Quaglietta però resta un testimone muto e nello stesso tempo eloquente: il castello, simbolo maestoso di un passato ricco di ricordi, che il tempo va lentamente cancellando.

Chiesa della Ripa

E’ un documento che ci parla di Longobardi, di Normanni, di Svevi, di Angioini, di Aragonesi, di Saraceni, di feudatari, che, anche con le loro numerose pecche, sono considerate in un certo senso le pietre miliari di una storia spesso fatta di violenze, di abusi, di prepotenze, ma anche di eroismo. Testimone muto di tutto questo passato, nel cuore di Quaglietta, sulla massiccia rupe che si eleva nel centro dell’abitato, si erge ancora oggi uno dei più belli castelli di tutta l'Alta Valle del Sele. Una particolare circostanza ha favorito la conservazione di questo castello. Tra il 1500 e il 1600 quasi tutti i castelli, che sorgevano per lo più su alture fuori dell'abitato, furono abbandonati dai loro abitatori che si trasferirono in sontuosi palazzi baronali fatti costruire in pianura. Tutto questo non si verificò per Quaglietta, dove il castello, eretto nel pieno centro del paese, continuò ad essere abitato dai suoi proprietari per molti anni ancora dopo l'abolizione del feudalesimo. Ciò salvò quell'edificio dal deperimento che colpì gli altri castelli. Per Quaglietta non ci fu palazzo baronale, né se ne sentì il bisogno, perché il castello, data la sua ubicazione, poteva benissimo considerarsi un palazzo baronale. Per questa ragione esso ebbe una continua maturazione che durò anche negli anni successivi all'abolizione del feudalesimo, fino al 1890, anno in cui ci fu privato del tetto, come vedremo in seguito. Nel 1890 il maniero fu abbandonato al suo destino ed apparve come “res nullius”, che fu attribuito a questo o a quel proprietario, al quale sarebbe passato per vendita o per donazione. E’ certamente degno di lode, anche se giunge con ritardo, l’intervento dell’amministrazione comunale mirante al recupero di ciò che rimane di quel fortilizio. Esso servirà a far nascere l’interesse culturale per il passato e a inculcare nell’animo del popolo di Quaglietta l'orgoglio di possedere nel cuore del proprio paese un monumento da proteggere, come non hanno mai fatto finora.

 

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